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Il suono del limite

Audio Installation | 2019
Ceramics | Nails
Variable dimensions

Che suono potrebbe avere il limite? Che forma potrebbe avere il labile rapporto d’incontro-scontro tra due entità? Partendo da questi quesiti la ricerca di Arianna De Nicola si propone di indagare le relazioni tra individui, affrontando il tema del limite sia come soglia di creazione sia come principio drammatico originario di una possibile rottura. L’interesse nei confronti delle variabili e verso la coesistenza della creazione e della distruzione danno origine ad un’indagine metaforica rispetto all’agire e alle relazioni umane, al comportamento, alle conseguenze. Eliminando tutto ciò che è superfluo, l’artista si concentra sulla poetica dell’incontro e dello scontro, senza nessuna prova, né finale prestabilito. Una riflessione sulla trasformazione di tutte le cose, che si traduce in un agire senza ripetizioni che lascia al caso le alterazioni dei corpi in un sistema in stato di equilibrio instabile. Arianna ha immaginato di creare uno spazio evocativo, denso di strutture sonore e immagini che richiamano il cambio sviluppando lavori installativi scultorei e performativi che invitano il pubblico alla riflessione sull’incontro e sullo scontro, dove lo spiazzamento è affrontato in forma leggera. Attraverso la ceramica, materia solida e labile allo stesso tempo, De Nicola esprime in senso plastico la fragilità dell’armonia, riflettendo sulla pratica della scultura come esperienza umana. Se nella prima installazione sensoriale l’oscillazione casuale delle sue parti nel vuoto dello spazio produce la nascita del suono e, al contempo, la possibilità di una destabilizzante rottura come conseguenza allo scontro; la seconda, in parte caratterizzata da un’azione performativa dell’artista realizzata al momento dell’installazione dell’opera, si propone di sviluppare, attraverso il gesto d’inchiodare delle ceramiche alla parete, la tematica della moltitudine e dell’insieme come metafora del coraggio dell’unione con possibili conseguenze. Non casuale la decisione di sviluppare le opere in uno spazio domestico, un luogo con un vissuto interpersonale che evoca l’inizio e la fine di un rapporto. (Maila Buglioni)